23 settembre 2020

PHOTO/LIVE REPORT > Blue Note

MILANO 16.09.20 | JDL Jazzabilly Lovers 


[Ph. Roberto Cifarelli > Guarda il servizio fotografico]


LIVE REPORT > su SOund36 

[Fotografie e Recensione di Gigi Fratus]

LIVE REPORT CoolMag.it

[Foto e Recensione di Cico Casartelli]

18 settembre 2020

Jazzabilly Lovers su MUSICA JAZZ

Intervista di Alceste Ayroldi 

In occasione del concerto al BLUE NOTE di Milano




John, parliamo del tuo ultimo progetto Jazzabilly Lovers: 

in cosa consiste?

É un po’ come dire Jazz’n’Roll o Rock and Rollins. Inizialmente l’idea era di prendere le canzoni di Elvis Presley e degli Stray Cats e considerali come Standard, viceversa interpretare Sinatra o Coltrane con gli stilemi e i suoni propri del Rockabilly. Ma allo stato attuale in concerto succede di tutto.

Con questo tuo nuovo progetto hai voluto inviare un messaggio agli irriducibili del jazz, quelli che ritengono che questa musica debba avere una sola via di uscita?

Figuriamoci no, non c’è nessun messaggio sottinteso. Fondamentalmente l’idea motore -condivisa con il resto della band- è quella di volersi divertire. A ogni modo, come ogni volta, alcune tue domande impongono argomentazioni. Sono convinto che la Musica sia decisamente distinta in generi (e funzionalità ribadisco sempre) ma di fatto per me, le differenze possibili si riassumono in due direzioni: la musica bella e quella brutta. La prima è creativa, fantasiosa e viva di personalità, l’altra è retorica, ritrita e piaciona. 

É il mio pensiero, al di là dei generi tutti, delle abilità tecniche, delle difficoltà compositive, della mia appartenenza viscerale a una certa musica o di una personale simpatia verso questo o quell’artista. Detto questo, non sto asserendo che la musica che propongo io sia quella bella, diciamo che quelli di cui sopra sono i miei parametri da ascoltatore e gli intenti da musicista. Di sicuro, quegli irriducibili cui ti riferisci nella domanda, in generale non sono reali appassionati di jazz. Sono appassionati della loro idea di jazz, che solitamente fa riferimento al be bop e allo swing. Si tratta di puristi melomani adoratori di un solo dio. In ogni caso siamo in democrazia e oltretutto quella musica piace anche  me.


Il discorso è sempre lo stesso: che cosa si intende per Jazz?

Per me s’intende quella musica che continua a codificare modalità improvvisative e compositive, uno stile che si rifà sicuramente agli standard e ai linguaggi della tradizione ma che si nutre di tutte le musiche esistenti e senza preconcetti. Come pressapoco diceva il mio amico Fabrizio Puglisi «il Jazz è per definizione una musica in fieri». 


[leggi l'intervista integrale]


04 settembre 2020

JDL JAZZABILLY LOVERS AL BLUE NOTE

[PH: Andrea Bernabini]

IL 16 SETTEMBRE prossimo torno al Blue Note di Milano 
insieme a Jazzabilly Lovers, la nuova band con 
Enrico Terragnoli Gtr, Stefano Senni Cb, Fabio Nobile Dr

ALLE ORE 21:00


Informazioni info@bluenotemilano.com | 02 6901 6888
Booking MGM Produzioni Musicali nik.adriani@gmail.com




25 luglio 2020

PHOTO REPORT > con PEPPE BARRA

 
[Fotografie di Michele Piazza

Durante la XVI Edizione di Lugocontemporanea Festival 2020
John e il grande attore e cantante Peppe Barra hanno interpretato "Chiudete la cella", un testo di Stefano Benni dedicato a Fabrizio De André.

con JDL Grande Abarasse Orchestra
Luca Urciuolo piano | Guido Facchini direttore



16 giugno 2020

Per ROLLING STONE su DEMETRIO STRATOS

di Fabio Zuffanti


FZ: «Perché la lezione di Stratos non è stata seguita come avrebbe meritato?»

JDL: «Tutto è legato principalmente a un discorso di carattere consumistico. Che ha a che vedere con un sistema capitalistico di cui tutti siamo, più o meno consapevolmente, schiavi. Questo si riverbera in modo decisivo sulla società plasmandone il gusto e molte delle espressioni più condivise. La ricerca artistica -non soltanto quella musicale- è condizionata da questi fattori per cui, quantomeno da questo punto di vista, c'è un'involuzione. Oggi più di ieri a ogni espressione artistica conviene essere facilmente recepibile dal pubblico. Credo che la Cultura tutta abbia delle responsabilità in questo senso poiché piegandosi al favore dell’economia, non solo non rappresenta il pubblico ma lo impoverisce. Viene a crearsi un circolo vizioso tra scelta artistica e ipotetico potenziale economico il cui turbinio riguarda anche la politica, naturalmente.

[…] In ogni caso è bene ricordare una semplice analisi dei musicologi: nell’immaginario degli anni ’70 poteva esistere un gruppo come Area (dalla musica deliziosamente sperimentale ma oggi percepita come audace) perché l’aria in circolo, i sincretismi dell’atmosfera politica generale oggi sbiaditi e indistinti, consentiva espressioni di questo tipo.»